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UNO DI NOI SPECIALE

Carletto Verga

Aquila Randagia e Adulto scout

(1916-2013)Carletto a Villa Olmo nel centenario 2007

Carlo Verga, classe 1916, per gli amici “Carletto”, aveva fatto parte delle Aquile Randagie, quel piccolo ma coraggioso gruppo di giovani, guidato da personalità di grande carisma, primo fra tutti Kelly (Giulio Cesare Uccellini), che aveva rifiutato di dar seguito allo scioglimento delle associazioni scout nel nostro paese voluto dal regime fascista con regio decreto dell’aprile del 1928.

Sappiamo che le Aquile Randagie milanesi, di cui Carletto era parte, vissero clandestinamente la loro esperienza nei territori delle provincie di Milano, Monza, Como e Sondrio per quasi 17 anni, testimoniando la possibilità dello scautismo di alimentare idealità alte e di sostenere chi si pone alla ricerca di una personalità libera e indipendente. I luoghi delle loro uscite furono le brughiere della Brianza, i monti e le colline intorno a Como e Lecco, la Val Codera, luogo entrato nella leggenda dello scautismo non solo lombardo che si trova all’imboccatura della val Chiavenna, all’estremità nord del lago di Como.
Carlo Verga, milanese di nascita, non interruppe mai il suo rapporto con Laglio, paese sulla sponda occidentale del lago a pochi chilometri da Como, luogo d’origine della nonna, della mamma e poi della sposa. Di Laglio e Brienno (paese limitrofo) Carletto fu il primo Sindaco dopo la liberazione e poi commissario straordinario alla nascita della Repubblica.

Laureato in lettere, autore di testi di geografia, nel ’39 iniziò l’attività docente insegnando per un anno presso il Collegio Gallio di Como. Rientrato con la famiglia a Milano sul finire degli anni ’40, vi svolse dapprima l’attività di docente di lettere e poi di Preside.

Negli anni ’50 fu tra i primi a intuire e a sostenere la possibilità dello scautismo di divenire uno strumento capace di accompagnare, per tutto l’arco della vita, il bisogno di ogni persona di continuare a crescere attraverso gli stimoli di una comunità adulta e in ricerca. Aderì quindi con entusiasmo al nascente Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani entrando a far parte della comunità Milano 1°, e ricoprendo, successivamente, l’incarico di Segretario regionale della Lombardia.

Collaboratore della rivista “Servire” della Fondazione Baden, è stato autore, con Vittorio Cagnoni, del libro edito nel 2002 da Edizioni Scout Nuova Fiordaliso “Le Aquile Randagie. Scautismo clandestino lombardo nel periodo ’28-’45”, un documento forse unico e irripetibile per la cui stesura si era impegnato rendendo concreto il desiderio di un’altra Aquila, Vittorio Ghetti, che quella testimonianza non fosse affidata alla sola memoria orale.

Dopo la morte della moglie si trasferì definitivamente a Laglio, sul finire degli anni ’90. Entrato a far parte della comunità Masci di Como, ha partecipato in modo ancora attivo agli incontri, alle uscite e agli eventi dello scautismo adulto comasco fino all’estate del 2012. Nell’ultimo anno le condizioni fisiche non glielo hanno più permesso.

Persona di grande sensibilità umana e spirituale, associava al suo carattere forte uno stile mite e semplice nella relazione. Nei tanti incontri di questi ultimi anni con giovani scout, divenuti più numerosi dopo la pubblicazione del libro sulle Aquile randagie, affermava con decisione di considerare la sua esperienza giovanile, nella pratica clandestina dello scautismo, non più impegnativa di quella dei giovani d’oggi chiamati a costruire la propria personalità e a maturare ideali grandi in una società complessa e povera di riferimenti e testimonianze davvero significative.

Ora che non è più tra noi, di Lui amiamo serbare il ricordo caro di un’amicizia e una stima regalate, di pensieri sapienti offerti in semplicità e umiltà, l’esempio non scontato di disponibilità ad andare oltre il limite e le differenze dettate dall’età, la testimonianza dello scautismo praticato fino all’ultimo giorno, quando sul letto di sofferenza ancora ci comunicava il valore prezioso della comunità, il suo affetto e la sua gratitudine per i compagni di strada, sostegno e conforto anche nell’affrontare l’ultima e più faticosa salita.

Bruno e Donata Magatti