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Cercando l’Europa

Provare a raccontare il messaggio che il filosofo francese Bernard Henry Levy ha voluto lanciare dal palco del teatro parenti il 5 marzo scorso in vista dei prossimi destini dell’Europa è impresa titanica non solo perché è sempre impossibile tradurre, senza in parte tradirlo, il monologo di una persona colta, ma anche perché, davvero, questo messaggio era ed è estremamente complesso negli obiettivi e nei contenuti.

Ritorno al “coraggio” e alla “chimica potente” dei sogni

La traccia che può essere condivisa è la volontà di un appello accorato e per certi versi angosciato ai cittadini europei, iniziando da coloro che a Milano hanno accolto l’invito, a comprendere il momento storico che stiamo attraversando e a recuperare, per salvarla, quell’idea di Europa che rappresenta per tanti di noi un riferimento irrinunciabile.

Senza addentrarci nei molti riferimenti culturali, nelle denunce esplicite e senza compromesso sui tanti “piccoli” protagonisti della politiche nazionali di questi nostri giorni, non solo italiani (ma anche!), alla povertà e alla pericolosità dei sovranismi, il cuore del messaggio rimanda a una figura certamente cara al Levy, di origine ebrea (sebbene convertito al cristianesimo all’età di 23 anni) che quella del filosofo austriaco e naturalizzato tedesco, Edmund Husserl cui il regime nazista sottrasse la cattedra all’università di Friburgo.

Il lavoro di Levy attinge alle radici di un discorso che Husserl tenne a Vienna nel 1935 (già anziano, essendo nato nel 1859) nel quale questi parlò della «crisi dell’esistenza europea»,  documentata allora come oggi da innumerevoli sintomi di dissoluzione, e che non deve essere per forza un oscuro destino.

Levy invoca che si comprenda qual è l’essenza del fenomeno «Europa» che ha un luogo di nascita, l’antica Grecia del VII e VI secolo a. C.  con lo sviluppo di un  nuovo atteggiamento verso il mondo  che  fu chiamato  filosofia.

Con la semplice concezione delle idee uomini e donne diventano a poco a poco persone nuove e il loro essere spirituale entra in una dinamica di progressiva trasformazione che genera innanzitutto una nuova umanità, che, pur vivendo nella finitezza, vive protesa verso i poli dell’infinità, con un orizzonte di generazioni che si rinnovano nello spirito delle idee.

Oggi, secondo Levy, siamo dinanzi ad un nuovo punto di svolta, di scelta, tra la barbarie e la ripresa di quell’eredità che nella teatralizzazione proposta ha i nomi di grandi e illustri personaggi che hanno fatto, nei secoli passati, la cultura e l’arte che hanno reso l’Europa quel luogo fatto di infiniti spazi architettonici e urbani nei quali tutti noi abbiamo avuto il bene di vivere momenti speciali.

Come negli anni in cui Husserl parlava, come nella Sarajevo e nella Bosnia in cui i massacri e le fosse comuni sembravano dover uccidere definitivamente ogni spiraglio di ragione , così anche oggi, dinanzi alla «crisi dell’esistenza europea» documentata da gravi sintomi di dissoluzione, sembra il momento di rinnovare il richiamo a una teleologia(discorso sui fini ultimi) della storia europea che la filosofia è in grado di illuminare. Come allora, anche oggi la crisi dell’esistenza europea ha solo due sbocchi: la caduta nell’ostilità a tutto ciò che è “spirito” e quindi  nella barbarie, quindi il tramonto dell’Europa, con lo smarrimento del senso razionale della propria vita; oppure la rinascita, dallo spirito della filosofia e dalla sua matrice profonda,  dell’Europa. Ma questa seconda ipotesi, oggi come allora, chiede una reazione all’incendio distruttore dell’incredulità e alla cenere della grande stanchezza, per veder rinascerei una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell’umanità.

Come Husserl, che nel 1935 definiva quel momento come il tempo del crollo dell’umanità e dei suoi saperi, oggi Levy, che se la prende con i nazionalismi, i fanatismi, la xenofobia, l’antisemitismo ma anche con chi vezzeggia Puti, con i gilet gialli, con la brexit, non invoca la dubbia utopia di una società fatta solo di filosofi, ma la ripresa, da parte di noi, donne e uomini di questo nostro tempo, di un progetto di vita e di società che rinunci ai nuovi miti e superstizioni che poco hanno da invidiare alla barbarie del passato e si fondi, invece, sulla capacità di far riferimento a una profonda e onesta comprensione della vera natura della realtà.

La moneta buona scaccia la cattiva e fantasmi buoni disperdono i lemuri, i draghi malvagi e le larve! L’invito finale è quindi al ritorno al “coraggio” e alla “chimica potente” dei sogni.

Bruno Magatti

In Cammino n. 1 – 2019

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