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La grande quercia

Domenica 19 ottobre in una splendida giornata autunnale, ma che ricordava il tepore della tarda estate, siamo andati in Val Sanagra nel territorio di Grandola e Uniti dove tra carpini neri, roveri e roverelle si trova la quercia monumentale sotto le cui fronde abbiamo trascorso una piacevole giornata all’aria aperta.


Cesare Beccaria, nonno di Alessandro Manzoni aveva 8 anni nel 1730 e la quercia era già nata. Il giurista milanese di estrazione illuminista scrisse l’opera “Dei delitti e delle pene” in cui sostenne che lo Stato deve assicurare la punizione dei reati, ma che gli uomini devono essere tutelati da ogni sopruso. Espresse una decisa condanna della tortura e della pena di morte, e che la pena fosse indirizzata più alla prevenzione che non alla repressione dei reati. Pensiamo all’attualità delle sue parole in tempi tanto travagliati da guerre e ingiustizie. Nel 1745 nasce Alessandro Volta che studia la capacità dei conduttori elettrici e la tensione elettrica. I suoi studi lo porteranno a creare il primo generatore elettrico. Quindi la quercia non aveva visto fino ad allora che la luce del sole e delle stelle.

Da Como abbiamo costeggiato il lago fino a Menaggio e ci siamo inerpicati lungo la Val Sanagra attraversando Cardano e Codogna fino a Grandola e Uniti, lasciate le macchine, un sentiero in piano conduce ai boschi e alla grande radura dove si ergono il Rogolone e il Rogolino una quercia un poco più giovane.foto 2

La zona è ricca di acqua, un tempo c’erano le Seterie Mantero che sfruttavano l’acqua per muovere i telai, si trovava anche una chioderia i cui magli erano mossi dalle acque abbondanti, ora trasformata in un allevamento di trote e in un agriturismo.

Oltre il Rogolone si estende il “Bosco Impero”, nato negli anni Trenta del 1900 quando per celebrare in epoca fascista la festa dell’albero, ogni ragazzo piantava un albero, una quercia o una conifera. Nel bosco ci sono scoiattoli, picchi, caprioli, cinghiali nel torrente bonallo gamberi di fiume, rane, salamandre e rospi. La grande quercia sembra sia nata intorno al 1730, è un albero stupendo, grandioso come una cattedrale, ma ancora più affascinante perché è un essere vivente. La corteccia del tronco, attraversata da profondi solchi longitudinali, ha il colore e l’aspetto della roccia.

IMG_0016L’albero è alto 25 m., ha una circonferenza di 8 metri e ha una chioma del diametro di 25m.

Vicino al Rogolone c’è il Rogolino del 1820, essi forse facevano parte di un grande cerchio di querce per indicare la sacralità del luogo delimitato da una corona di alberi dei quali solo due sarebbero i sopravvissuti. Fin dai tempi più antichi la quercia fu considerato albero sacro e oracolare. Considerata dai Celti la regina della foresta è perfetta grazie ai suoi possenti rami e salda per possedere radici ancora più grandi.

Era il simbolo della fertilità, della protezione e della forza primordiale per l’abilità di sopravvivere anche nei momenti più difficili. E’ un albero che può vivere molto a lungo, alcuni esemplari superano i mille anni di vita.

IMG_0014La quercia ha in sé il senso della completezza e dell’eternità, perché nella sua chioma crescono i fiori di entrambi i sessi. Tra i rami, secondo i Celti, dimoravano gli Dei del cielo, e proprio per questo le navi, le porte delle case e gli scudi dovevano essere fatti con il legno della quercia.

Si dice che la quercia fu il primo albero che spuntò dalla terra e non fornì solo il miele anche la ghianda da cui il nome di balanofagi (mangiatori di ghiande) dato ai primi uomini.

Secondo le credenze italiane, ceche, germaniche, serbe…è un ciocco di quercia che, la vigilia di Natale bisogna far ardere nel fuoco, perché essa è simbolo di rinascita, di avvento, di luce che torna dopo il buio.

Magi Oggioni
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