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A Narim di Carletto Verga

Uscita alla Baita di Carletto

domenica 18 maggio 2014

Poteva essere solamente una bella grigliata all’aria aperta e una triste commemorazione di chi non c’è più, invece la giornata si è svolta in un clima di calda amicizia in nome di Carletto.

Li avevamo visti addolorati e tristi al funerale del loro papà ma ieri 18 maggio, Dario e Felice, i figli di Carletto Verga, ci hanno offerto una gradevolissima giornata in un luogo che è sempre stato nel cuore del loro papà ed ora è entrato anche nella loro vita.

Dopo la S. Messa celebrata da Don Maurizio Uda a Urio, nella chiesetta in riva al lago con il morbido infrangersi dell’acqua in una splendida domenica di maggio, dopo la caccia al posteggio, ci siamo incamminati con Felice e sua moglie verso la baita di Carletto, luogo del cuore della famiglia Verga.

Dario ci aspettava già sul posto dove aveva preparato per noi una squisita accoglienza, quella che si presta a vecchi amici, come tali ci hanno considerato i due fratelli. Lella, la sorella, pur invitata, non si è sentita di affrontare la salita.

Anche loro ci conoscevano attraverso l’affetto e le relazioni costanti che avevamo col loro padre ma facilissimo è stato ricreare un ambiente spontaneo e affettuoso.

La salita è stata impegnativa nell’ultima parte, per chi aveva problemi di gambe, ma fattibile un poco più lunga di quella che porta alla Trinità, durante il percorso affrontato con calma Felice ci ha parlato della sua famiglia e del legame centenario con questi luoghi.

La baita apparteneva ancora alla nonna di Caletto e mentre camminavamo su un sentiero che recava le impronte di centinaia di persone che avevano vissuto lungo queste pendici, il figlio ci ha fatto notare i numerosi muretti a secco che sostenevano le piccole terrazze su cui per secoli avevano lavorato e tratto sostentamento le popolazioni del lago, sembra che risalgano alla presenza spagnola nelle valli del Lario.

E, noi che salivamo armati di racchette e scarponi, pensavamo alle fatiche di uomini, donne e bambini che traevano da questa terra povera il loro sostentamento.

Felice era accompagnato da sua moglie, una simpatica signora dominicana, che ci ha parlato a lungo del suo bellissimo paese.

Mentre salivamo ci sembrava di rivivere la storia della sua famiglia con il racconto del punto in cui il padre, in una notte al buio, stava per scivolare dal sentiero in un punto che non gli avrebbe lasciato scampo, e di come, in seguito a questo scampato pericolo abbia eretto una cappellina a Maria Bambina, di cui era molto devoto.

La baita è piccola, in parte distrutta in un incendio e ristrutturata con l’ausilio di un elicottero indispensabile in un ambiente tanto ostile; lungo il sentiero in alcuni punti è stato steso del cemento per favorire la salita della motocarriola in caso di trasporto di materiale.

Davanti alla baita c’è un bel prato con tavolo di legno realizzato da Dario che in pensione può dedicarsi ai suoi hobby.

Sulla porta della baita una foto di nonno Carletto e una sua bella preghiera ispirata alla grande fede che aveva in Dio e agli insegnamenti di Baden Powell che riecheggiano sempre nelle sue riflessioni.

Quindi attraverso i suoi figli abbiamo conosciuto un padre e un nonno affettuoso e premuroso, preoccupato della felicità e serenità della sua famiglia.

Dopo la grigliata Dario ci ha mostrato un quadernetto dove il loro padre ha scritto riflessioni sulla sua esperienza come scout al tempo delle Aquile randagie e dell’incontro con don Ghetti, detto Baden, e altri storici esponenti dello scautismo clandestino dei primi anni quaranta.

Eravamo incantati, in religioso silenzio, ad ascoltare Bruno che prestava la sua voce alle parole di chi avevamo conosciuto ed apprezzato in vita.

E ‘ stato un momento molto bello, ci sembrava di averlo con noi nelle nostre uscite come ci era capitato molte volte di ascoltarlo.

In un altro raccoglitore i figli hanno trovato, conservati con ordine e precisione, gli articoli che Carletto ha scritto fino a poco prima di morire per la rivista “Percorsi” di cui era collaboratore.

Dopo il pranzo i più coraggiosi hanno affrontato un’altra salita per raggiungere la cava da cui si ricavavano le pietre usate nelle costruzioni della zona.

Vicino alla baita di Carletto, sorgono altre costruzioni, per lo più abbandonate che denotano l’esistenza di attività legate alla pastorizia e all’agricoltura.

Il tempo, come si può immaginare è passato veloce e alle 18.30 stavamo scendendo da un luogo magico che avevamo lasciato cantando “Madonna degli scout” davanti all’immagine di Maria Bambina che aveva protetto Carletto, dopo aver salutato i gentili e ormai amici Dario e Felice.

Magi
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