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Questo segno povero e fragile

In questi nostri giorni, nei quali è più evidente a tutti la condizione di sofferenza, di emarginazione e di povertà di troppe persone, la luce di Betlemme si ripropone come invito a farci “prossimi” e ad impegnarci, come cristiani, a costruire una società aperta alla speranza di un futuro di pari dignità per ogni donna e per ogni uomo.

Anche quest’anno la Luce di Betlemme è arrivata a Como portata dagli scout comaschi.

Sabato 14 dicembre, nella Basilica di Sant’Abbondio, si è svolta la cerimonia di accoglienza e distribuzione della fiammella accesa qualche giorno prima nella grotta della Natività a Betlemme.

Questo segno povero e fragile, per molti diventata un segno irrinunciabile, rimanda al significato autentico del Natale.

In questi nostri giorni, nei quali è più evidente a tutti la condizione di sofferenza, di emarginazione e di povertà di troppe persone, la luce di Betlemme si ripropone come invito a farci “prossimi” e ad impegnarci, come cristiani, a costruire una società aperta alla speranza di un futuro di pari dignità per ogni donna e per ogni uomo.

È dal 1986 che questa fiamma, che viene accesa alla lampada che si trova nella Chiesa della Natività alimentata dall’olio donato a turno dalle nazioni cristiane, da Betlemme passando per Vienna, viene distribuita in molti Paesi, tra i quali l’Italia grazie ai movimenti scout europei.

Da tredici anni raggiunge anche Como e viene offerta a famiglie, Parrocchie, associazioni, gruppi interessati ad accoglierla e promuoverne la diffusione, sentendosi parte di questa rete di fraternità che lo scautismo concorre a costruire.

È destinata a rimanere accesa, nelle case e presso le comunità che vogliono accoglierla, per tutto il periodo natalizio e diventare messaggio sincero di pace.

Quest’anno la riflessione proposta nell’occasione della sua distribuzione ha richiamato il tema scelto da Papa Francesco per il messaggio della giornata della Pace del 1° gennaio 2014, “‘Fraternità, fondamento e via per la pace”: un vigoroso invito a rifiutare la “cultura dello scarto” e la “globalizzazione dell’indifferenza”, a dare un volto più umano al mondo e costruire una vera pace per l’umanità, con l’invito a vedere in chi ci è accanto una sorella, un fratello, non un antagonista o un nemico.

Per dare forza alla consapevolezza che le vie per costruire pace e fraternità devono, inevitabilmente, iniziare da un forte lavoro su noi stessi, sono stati meditate alcune riflessioni tratte dai manoscritti di Etti Hillesum, cresciuta in una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, e morta ad Auschwitz nel novembre del 1943 all’età di 29 anni.

Il discorso di Nelson Mandela nell’occasione della consegna del premio Nobel per la Pace, gli stimoli di p. Luciano Mazzocchi e Madre Tersa hanno completato il percorso.

L’incontro, come e forse più del solito, ha visto una grande presenza di persone, dei gruppi scout che hanno sostenuto il canto e la sentita e cordiale ospitalità da parte del Rettore di S. Abbondio, mons. Pini.

L’invito è di fare in modo che la Luce sia regalata a chi ci è prossimo e che conservata accesa fino all’Epifania: l’attenzione e la cura che ciò richiede ci ricordano che pace e giustizia esigono vigilanza e impegno quotidiani, perché sia mantenuta concretamente viva in ogni persona la speranza di un mondo davvero migliore per tutti.

Bruno Magatti (per gli scout di Como)
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