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Baden, mons. Andrea Ghetti

Don_Andrea_GhettiCarissima Redazione, vi ringrazio tantissimo per l’occasione che mi date di ricordare Baden, mons. Andrea Ghetti, nel centenario della sua nascita (11 marzo 1912-2012), anche perché, purtroppo, nessuno, certamente migliore di me, se ne è presa la briga di riscoprire e riproporre questo prete-Scout “esagerato”.

È difficile presentare Baden a chi non l’ha conosciuto perché è estremamente complicato far rivivere momenti, situazioni e comportamenti di una personalità così effervescente. Il mio modesto contributo si limita a presentare un momento particolare del vivere di Baden che, per me, è attualissimo e, forse, poco conosciuto.

Presupposto:

* entra “vecchio” negli Scout a 14 anni e mezzo,

* al momento dello scioglimento dello scoutismo sceglie la “resistenza” con le Aquile Randagie,

* si laurea in filosofia con un innovativo indirizzo, in psicologia alla scuola di p. Gemelli,

* entra adulto, abbastanza insolito per quel tempo, in seminario a Roma e diventa prete,

* si diploma in teologia,

* torna a Milano dove insegna e svolge diversi incarichi,

* vive il periodo di guerra e OSCAR (Organizzazione Scout (poi Soccorso) Collocamento Assistenza Ricercati).

E mi fermo qui perché il periodo 8 settembre 1943-25 aprile 1945 è, per me, uno spartiacque della vita di Baden.

Se prima poteva sembrare il prete metà giuggiolone, fuori di chiesa, e metà coinvolgente, dentro la chiesa, per il suo modo di agire e predicare scopriamo che a 31 anni ha una personalità definita, matura e solida frutto di un’educazione morale e caratteriale eccezionalmente virile.

Quel periodo storico è stato veramente terribile. La vita non valeva niente. Per niente si poteva essere uccisi. Per falsità si poteva essere inquisiti e finire nei camini dei campi di concentramento. La prepotenza, l’ingiustizia, la furberia, l’odio, l’accaparramento, la corruzione, ecc. erano all’ordine del giorno per vivre o sopravvivere. Si compivano le ingiustizie più atroci senza condanne o processi, persecuzioni, fucilazioni, deportazioni, delazioni, torture. Tutto col gusto di provocare dolore e sangue per sottomettere. Italiani contro italiani. Truppe tedesche, che non erano solo tedeschi, ma anche il peggio di tutti i popoli dominati.

In questo clima nasce OSCAR e molte persone, coscientemente o incoscientemente, vi aderiscono.

Quali sono allora le motivazioni, le convinzioni, le ragioni di un’adesione ad un rischio inimmaginabile che poteva aver come conclusione certa la morte? E poi per chi?

Per i più sfortunati. Quelli che non potevano ricambiare. Anche chi, forse, non meritava. Stranieri, perseguitati, politici, ebrei, oppressori, ecc.

Elda, sorella di Baden, raccontava che si viveva nel terrore. Tutte le volte che suonavano il campanello di casa, era panico: non si sapeva mai quale potesse essere l’esito. Ed al portoncino di Baden, gli squilli erano di regola di giorno e di notte.

Finisce la guerra. Un popolo devastato, ma c’è ancora chi non è tornato, chi non dà notizie. Baden parte con una, si fa per dire, Colonna Pontificia, per ricuperare i preti che sono dimenticati da tutti nei vari campi di concentramento. Vede coi propri occhi cos’è Mauthausen, Dachau, ecc. Le foto che riporta mostrano tutto il dramma: cataste, sì cataste, di cadaveri abbandonate nel piazzale, tifo petecchiale nei superstiti, gente morente nelle baracche, gente sbandata e svuotata.

Nel suo diario ammette di non riuscire a frenare lacrime e rabbia: “Cosa ce ne facciamo dei limoni?” che avevano portato dall’Italia.

Spero si sia inquadrato il clima di quel periodo cupo; di questa generazione di omicidi in divisa ed in borghese; di questo odio esteso; di questa crudeltà inesauribile ed insensata.

Dopo aver visto tale orrore, salvato e rimpatriato i preti superstiti e gente ed ebrei, facendosi prestare addirittura un treno dagli ungheresi, vediamo Baden tornare dalla Germania su una Topolino.

Lo aspetta un nuovo ministero e fra questo il rilancio dello scautismo. Ottiene, per meriti acquisiti, l’autorizzazione ad interessarsi di scautismo per riattivarlo ed impostare il Roverismo che nasce dalla sua esperienza di questo periodo bellico. In altre parole il Roverismo di Baden ha “l’anima”, la profondità, l’estremizzazione di un tipo di uomo diametralmente opposto a quello che ha incontrato negli anni precedenti.

Riprendo alcuni pensieri di quel periodo dagli scritti di Baden, che possono essere letti ampliamente nel DVD della Fondazione Baden che ha, come titolo, una frase lui cara: Un modo particolare di vivere la vita.

“Le quattro domande dell’uomo: Donde vengo? Chi sono? Perché sono? Dove vado?

Ancora una volta s’imponeva una scelta: come cristiani ci mettemmo dalla parte dei perseguitati.

Si agisce per convinzione.

Cosa vuol dire “Resistenza”? Vuol dire il coraggio di avere delle idee chiare e di conservarle a qualunque costo.

A muoverci non era l’ideologia, un odio od una causa politica.

Dio ha scelto noi, ha scelto me, ha scelto ciascheduno di noi per una missione, per un mandato.

Perché noi siamo stati coinvolti? Per amore dei giovani, perché non potevamo lasciarli andare senza un viatico di carità, non potevamo lasciarli ammazzare senza condividere con loro il rischio e la morte. Noi abbiamo creduto in voi, e ai vostri genitori, e ai vostri fratelli maggiori, abbiamo detto: “Lotteremo con voi, e forse sarà necessario morire con voi”.

A chi è in pericolo, a chi soffre, a chi ha fame non si chiedono per soccorrerlo le generalità.

È vero: quando l’uomo respinge il dono del sangue di Cristo, va in cerca di quello dei propri fratelli.

Reagire all’ingiustizia, al sopruso ed aiutare coloro che sono in pericolo indipendentemente da chi sono.

Sentirsi fratelli, in quest’ora di odio e di lotta, in quest’ora di guerra, senza soste fino alla distruzione. Noi ci sentiamo fratelli perché crediamo all’Amore, perché crediamo a Gesù: morto per raccogliere i disperati figli di Dio. Ma è dono di sé fino alla consumazione. E lo Scoutismo ci educa a questo dono, delle piccole cose, nel silenzioso adempimento del proprio dovere. Saper “DARE” sempre, senza calcoli, senza egoismi, senza ostentazione: contro ogni teoria che pone a base della vita l’interesse del proprio io. Se talora ci assale la tentazione del mondo ristretto dei facili comodi, nei bilanci del dare e dell’avere, è necessario reagire con violenza: si sta perdendo quota nella nostra personalità Scout. SAN GIORGIO DI GUERRA! SAN GIORGIO D’AMORE! Accanto ai nostri fratelli che, in armi, sui confini della Patria danno tutto sé stessi in offerta di morte: pure noi deponiamo la promessa di un dono fatto di amore, per i fratelli tutti in Gesù, fratello di ognuno.

A base di tutto la lealtà. Lealtà o mediocri.

Il rispetto della Verità: non liceat. Non barattare mai la Verità, mai.

Per questa fedeltà molti sono caduti: furono martiri, cioè testimoni del messaggio di Cristo che vale per tutti i tempi e per tutti i popoli: messaggio di verità, carità, libertà e giustizia.

Solidarietà di vita e solidarietà di morte.

Tutto ci parla di morte. Eppure in noi c’è questa suprema esigenza di vita: vita che non vogliamo coartata, vita che vogliamo proiettata al di là dei termini.

Vicino ai detenuti politici, a s. Vittore, vi era il raggio degli ebrei, gente accumulata nelle celle come bestie immonde, abbandonata da tutti, senza alcuna cura.

Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici.

Non c’è sulla terra amore più grande che quello di darsi pei fratelli.

Abbiamo creduto alla carità.

In tutti, per tutti, soprattutto, amare, amare molto, amare fino al dolore: come li ha amati e li ama Gesù.

Io dovrei poter dire: “Nel semplice fatto che guardando te, io abbraccio tutto il Cristo e ti amo con lo stesso amore con cui amo Cristo”.

La carità non è un “consiglio” evangelico, non è incerta indicazione smarrita nella foschia del nostro egoismo, ma è precetto, il primo, il fondamentale, l’insostituibile di tutta la dottrina cristiana.

Nessuno arriva a Cristo senza amare i propri fratelli.

OSCAR nasce spontaneamente dallo spirito di carità.

Servire come vorrà Dio: ciò che basta è amare.

Si uccide un corpo, ma non un ideale.

Noi abbiamo lottato contro nazionalismi esasperati, ma noi crediamo alla Patria. Noi crediamo alla famiglia come il fondamento naturale e il fondamento pedagogico dell’uomo.

Ve lo confesso, costava fatica non odiare e costava fatica porre amore al servizio di quelli che ci uccidevano.

Avere sempre il coraggio di accettare il dolore, tutto il dolore.

Ogni tragico aspetto di quelle ore dell’immane scontro tra popoli – dolore, distruzione, morte – fu proiettato su un piano provvidenziale.

C’è ora in questi fratelli che hanno pagato di persona una terribile modestia, nessuno ha mai potuto carpirla dalle loro labbra quanto hanno sofferto. Senza odio: per aver creduto alla carità, alla libertà, alla giustizia.

Al mio mondo di ragazzo piacque S. Paolo. Chissà perché. Forse per il suo aspetto forte e coraggioso. Forse per la coerenza totale fino alla morte, forse per il suo gettarsi alla sequela di Cristo senza misura.

Per questo amo Paolo: perché è un santo forte e dolcissimo, tenace e paterno (si può qui capire la nascita della Comunità del Servizio per opera dei Rover lombardi ndr).

La vita è selezionatrice: divide gli uomini in vinti o vincitori.

Vivi le cose che dici”.

In estrema sintesi Baden ha menzionato, perché interiorizzati e vissuti, alcuni valori:

Lealtà – Verità – Carità

Libertà – Giustizia – Solidarietà

Amore – Dolore – Servizio

Famiglia – Modestia – Forza – Virilità

Coraggio – Perdono – Coerenza

La nascita del Roverismo lombardo di Baden è avvenuta su queste basi, con quest’anima “di guerra”.

Il Clan, il Capitolo, l’Inchiesta, l’Impegno, la Partenza, la Carta di Clan, il censimento, ecc. sono venuti come conseguenza, ma lo spirito di Baden era indirizzato a proporre un modo ben definito di uomo proteso a valori morali e spirituali su base di proposta educativa.

Ma una conclusione, sempre di Baden, è indispensabile anche per poter permettere, a chi lo ha conosciuto, di giudicare se Baden fosse un fanfarone o un coerente.

“Meno Congressi e più Campi. Meno teoricismo e più realtà vissuta. Meno circolari e più fraternità. Più Gioco, più fantasia, più Stile, più Avventura. Lo Scout deve scoprirsi diverso dall’ambiente che lo circonda.

C’è vita quando, nell’unità della diversità, si realizza progresso, dilatazione, impulso attivo. Da un interscambio di iniziative, di persone, di idee. Occorre “condividere” per amare, ascoltare, sorreggere. Bisogna uscire da troppe inutili parole, da schemi, da formule, per “entrare” nel cuore delle masse e loro annunciare una speranza che scende dall’alto e offrire un amore che rende fratelli in nome di Cristo.

Facciamo dello Scoutismo una scuola di uomini liberi. Libertà, libertà dalle cose: noi siamo contro l’uomo economico, siamo alla stessa distanza del marxismo e del liberalismo. Libertà dagli uomini. Noi non accettiamo la schiavitù delle forme di Stato. Libertà della carne: noi non accettiamo questo pansessualismo, il sesso non è tutta la vita. Siate uomini liberi, di quale libertà? Qua libertate nos Christus liberavit (Paolo). Della libertà che ci ha dato Cristo, togliendoci il peccato, con la morte sulla croce, e restituendoci al Padre con la resurrezione.

Oggi lo Scoutismo ha un’anima che occorre scoprire. I suoi valori fondamentali sono implicitamente cristiani: lealtà, devozione, coraggio, amore.

Valori! Credere i valori, diventare i valori, meditare i valori, essere ancorati ai valori. Badate che è il momento in cui noi rimaniamo in pochi, in cui la persuasione sta invadendo anche nei ranghi della Chiesa, in cui queste concezioni del fenomenismo e dell’esistenzialismo stanno diventando un tormento ed una volontà di rinnovazione.

Chi sarà allora il vero “uomo”? Non quello che avrà saputo superare tutti gli ostacoli, forgiato la propria personalità su mirabili modelli, ma chi avrà saputo amare di più. Solo nell’amore sarà uomo, tutto aperto alla grandezza di Dio.

Perciò noi Scout crediamo nei valori e la nostra missione di vecchi Scout, di antichi Scout, è quella ci continuare a credere in questi valori, di continuare a proclamare questi valori, di esserne persuasi”.

 Ancora grazie Baden mons. Andrea Ghetti!

Vittorio Cagnoni
per In Cammino
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