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Facciamo comunità

S. Natale 2007 Facciamo comunità……………

“In moltissimi casi un’intera comunità cristiana si è dissolta, in quanto si fondava su un ideale. e spesso è proprio il cristiano rigoroso, che entra per la prima volta in una comunione di vita cristiana, a portarsi dietro un’idea ben precisa del vivere insieme tra cristiani e a cercare di realizzarla. ed è poi la grazia di Dio che fa rapidamente svanire simili sogni.

Dobbiamo cadere in preda a una grande delusione circa gli altri, i cristiani in genere e, se va bene, anche circa noi stessi, e a questo punto Dio ci farà conoscere a forma autentica della comunione cristiana. E’ la pura grazia di Dio a non permettere che viviamo nell’ideale, nemmeno per poche settimane, che ci abbandoniamo a quelle gratificanti esperienze e a quella felice esaltazione che ci sopraggiungono come un’ebbrezza. Dio infatti non è Dio delle emozioni dell’anima, ma un Dio della verità (…) Qualsiasi ideale umano immesso nella comunione cristiana, ne impedisce l’autentica realizzazione, e deve essere distrutto perché possa vivere la comunione vera.

Chi ama il proprio sogno di comunità più della comunità effettiva, è destinato ad essere un elemento distruttore di ogni comunione cristiana, anche se è personalmente sincero, serio e pieno di abnegazione.

Dio aborre i sogni ad occhi aperti: essi infatti rendono orgogliosi ed esigenti.

Colui che si costruisce un’immagine ideale di comunità esige da Dio, dagli altri e da se stesso il suo adempimento. Egli entra nella comunione dei cristiani come uno che esige, instaura una legge propria e giudica in base a quella i fratelli e Dio stesso. Si impone con durezza come un rimprovero vivente per tutti gli altri nel cerchio dei fratelli. Egli agisce come se fosse lui solo a dovere creare la comunione cristiana, come se fosse il suo ideale a legare insieme gli uomini. Dove la sua immagine svanisce nel nulla egli vede infrangersi la comunione, diventa prima accusatore dei suoi fratelli, poi di Dio, poi disperatamente di se stesso.

Poiché Dio ha già posto l’unico fondamento della nostra comunione, poiché Dio da tempo, prima che iniziassimo una vita in comune con altri cristiani, ci ha fuso in un sol corpo con essi in Gesù Cristo, per questo noi entriamo nella vita comune con altri cristiani non come coloro che esigono, bensì come coloro che rendono grazie e che accolgono.

Rendiamo grazie a Dio per quello che ci ha fatto. Rendiamo grazie a Dio perché ci dà fratelli che vivono sotto la sua chiamata, sotto il suo perdono, sotto la sua promessa. Noi non reclamiamo per quello che Dio non ci dà, ma rendiamo grazie a Dio per quello che quotidianamente ci dà. E non è abbastanza quello che ci è dato: fratelli, che, nel peccato e nella necessità, assieme a noi camminano e vivono sotto la benedizione della sua grazia? Il dono di Dio è forse in qualsiasi momento, anche nei giorni difficili e travagliati di una fraternità cristiana, meno di questa grandezza che nessuna idea può esaurire? Non è forse vero che anche là dove peccato e incomprensione gravano la vita comune, anche ivi il fratello che pecca è ancora sempre il fratello, col quale io comunitariamente sto sotto la Parola di Cristo, e il suo peccato diviene per me motivo sempre nuovo di rendere grazie, perché ad ambedue è dato di vivere sotto l’unico perdonante amore di Dio in Gesù Cristo?

Non sarà, in questo modo, precisamente l’ora della grande delusione riguardo al fratello, che riuscirà per me salutare oltre ogni confronto, perché mi farà conoscere in modo radicale che noi, l’uno e l’altro, non possiamo vivere mai sul fondamento di parole e opere proprie, bensì solamente in verità dell’unica parola e dell’unica opera che ci congiunge, e cioè del perdono dei peccati in Gesù Cristo?”

(D. BONHOEFFER) (“De la vie communautaire”)

Buon Natale da Donata e Bruno
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